In una realtà di tensioni, slanci e poi frontiere,
in una realtà popolata di principi, maghi e fattucchiere
ho sognato insieme a Robinson e a quel pazzo di Woody Allen
di arrivare dove era giunto il barone di Monchausen.
In una realtà che corre lungo i confini del sonno,
in una realtà che iniziava là dove finiva il sogno,
ho coltivato campi, costruito case, popolato città solo per me
per poi scoprirmi a piangere per il bisogno di incontrare te.
In una realtà senza muri, senza più sballate utopie,
in una realtà senza stracci, ma con tante, troppe, nostalgie
ho imboccato convinto la strada del non ritorno,
poi mi sono fermato per aspettare che sorgesse il giorno.
In una realtà di tragedie, fantasmi, irrazionalità e terrore,
in una realtà di filosofia, saggezza, vitalità ed amore
ho costruito barriere ed argini sempre più potenti
e senza chiudermi agli eretici ho rovesciato i prepotenti.
In una realtà di entusiasmi e torpori primaverili,
in una realtà di libri, malattie, vestiti e fedi giovanili
ho trepidato per ottenere un po’ di documentazione
per capire come trovare la mia e l’altrui realizzazione.
In una realtà che sei continenti non possono capire,
in una realtà di angosce e illusioni rafforzate dal sentire
ho abbracciato l’Everest e scalata tutta l’Himalaya
senza pensare quanto grande potesse essere la mia rabbia.
In una realtà che fa sempre rima con bontà e passionalità,
in una realtà che ti impone giorno dopo giorno la relatività,
ho avuto tante maschere per essere uno, nessuno e centomila,
per ambientarmi nella Pianura padana e poi perdermi a piedi nudi nella Sila.
In una realtà che mi vive addosso come faccio con me stesso,
in una realtà in cui più di un vincente si è dimostrato solo un fesso,
ho continuato ad andare avanti pur sapendo di dovermi poi fermare
e così faccio ancora oggi perché non mi so, né voglio rassegnare.