Le stesse voci
che ti riempivano
il cervello
le ascolto anch’io
e solo adesso
comprendo
che quelle scintille scomposte
erano le coordinate
del diamante
destinato
a brillare in cielo:
monumento alla follia
alla tua musica
ed al cielo che ci porti
nelle orecchie.
Senza sofferenza
discorri di teorie dei giochi,
una donna
è solo una nota
dell’infinito pentagramma,
il dolore è rimasto
incollato ai vestiti,
smessi nell’atto
di cercare il passaggio
tra le tante forme
che ci hai mostrato
per ascendere.
Ride
il tuo cappello da matto,
t’illumina
quel diamante
incastonato
alle anime
scevre dal cervello.
Non sei più solo
nè potranno dire
che tu sia morto.