*OUVERTURE*
Piombo e marmo fermati a riflettere
Forse!
Zagaglie sotterrate a vanga
Si faranno allegri spadaccini
Alle nostre inferriate
Forse!
Cappelli al passaggio scopriranno
I crani calvi e crudi usati
Come loro sostegno e carrello
Forse!
Vagando sconvolti tra pietre
Che stillano umori aromatici
Solleveremo le funebri frotte
Al loro volo
AL DIAVOLO!!!
Forse!
Forse!
Forse!
*L'APPESO*
(andante)
Come fai tutte le volte
Che il giorno si volge ai cieli
Vinto, a vederti in un armadio
Stante, immune ai secoli
Invidi il ghigno che si dice allo specchio
Invidi la scimmia fissata in soffitta
Che teme da dentro sé la fuga
Tu a tuo modo invitto
Pendoli, sganasci e inviti
Al soffio d'altri balli
Sul tuo volto, solo una ruga
Le sorti, forse, tu giudichi
Anche tu, relitto d'una festa?
Il tuo volto, una sola ruga
*DISOSSATO*
(lentissimo)
Strano
Sono solo davanti a un cancello
Di ferro che grida a guardarlo
Un ghigno si affaccia dal retro
Con un sorriso da rastrelliera
Agghiaccia le vene di nero
Sento l'aria immota nero-viola
Manichini di squarci e giunture
Gesso dilaniato su una catena che ride
Neve: sono scisso
Un bolo biancosferico mi aggrava la gola
Una chiave s'arrugginisce altrove
*IL GIARDINO*
(lento e ritmato)
Io sono il giardino
Hai visto tutto
I miei convulsi garofani
I miei sconvolti ruscelli
Io sono il giardino
Hai visto tutto
Le nere e rosse nudità interiori
Delle dimenticate camere
Io sono il giardino
Di cipressi e cappelliere
Io son l'anima dei fiori
Vedi il mio suolo pregnante
Ove moriranno rumbe
*CARCASSA*
(lento)
Turgido rigoglio
Rigogolo, che dirami le tue larve
In bruni mille rivoli
Orrenda bramosia di concretezza
T'incorpi in un una veste
Che svolazza alla viola del Gran Turco
Di strano ed atro olezzo
Fantasmagorico svelarsi di fior di bubboni
Sarai gesso, fitto balsamo e sapone
Tempo d'un giorno
Trapassato dall'alito degli Eoni
*IL RE DEL BALLO*
(allegro con brio)
E fosse, dicesti grave
Una marmaglia di cascamorti
A intonare il tuo ballo turco
Solenni dita di piano svettanti
Nell'alto asfittico, ganniscono
Immani il tuo ritmo
Cantano domani, che sarai domani?
Sarai tu l'essere che al suolo si sfalda
Solenni passi d'ebano immoti
Infitti là in basso, mormorano
Immane il tuo ritmo
E fosse, dicesti grave
Una marmaglia di cascamorti
A intonare il suo ballo turco