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Pubblicata il 20/06/2006
La sera è paurosa nel suo finire
spegne le luci rassicuranti delle stelle
e apre la porta ai mostri notturni
La televisione nella sua falsa verità
da una parvenza di speranza allo
schioccare inesorabile dei minuti
ma non si può prolungare un'agonia
meglio recitare una preghiera per
poi rubare il corpo e nasconderlo
sotto le lenzuola in attesa di un
sonno che riesca a portarselo via
Dal soffitto cieco colano sul viso gocce
di lardo, rimangono attaccate anche
alla lingua e scivolano nella gola unte blatte
fin nei cassetti più lontani ove son
raccolte le lettere da spedire domani
La scansione del tempo la fa il mio respiro
abbracciato a un tormento costruito
su terre di mare allagate da amara saliva
Alzo le braccia per strozzare la notte
le rilascio pesanti sulla fronte avvizzita
Non so cosa fare per digerire la vita
aprirò un discorso con un prete o
un dottore per capire se il giorno è
questione di luce o solo di buonumore.
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Il sonno è il ristoro di chi riesce a prenderlo e la tortura di chi l'ha perduto.
I tuoi versi rendono benissimo le sensazioni di una notte d'insonnia.
Bella poesia
A rileggerti
Sanna

il 21/06/2006 alle 17:01

Il sonno porta ristoro, dormire sulle cose per dimenticare anche solo per non pensare e rimandare a domani le decisioni le angosce sperando che il sole del giorno dopo scaldi i nostri pensieri e scaldi l'animo facendo apparire tutto più bello, chiaro e semplice, aspettando quell'unico raggio ambasciatore di soluzioni ricercate invano in una notte d'insonnia.... e domani sarà un altro giorno...
5 stelle per questa tua bellissima poesia

il 22/06/2006 alle 12:25