E come i pazzi e i santi che temono di non farsi capire
ti parlo ed esito al tuo esitare
ed attento raccolgo ed accosto le tessere delle tue reazioni
che variabilmente composte
invariabili mi danno due immagini
E so che ti è possibile ed impossibile rivelarti
più di quanto tu non faccia
e sorrido a questo mio gareggiare inconoscibile ed irrinunciabile
E penso che non c’è nulla
per noi
che cessi d’essere un mistero
così che nella mia e nella tua misteriosità
avanzo sulla strada della conoscenza
come un oggetto errante a cento miliardi di anniluce
dalla stella più vicina ad essa concorre
a velocità tale da impedirgli di comprendere
se il suo moto sia reale od apparente