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Pubblicata il 16/05/2006
Non puoi inabissarti
Musa, Ti tengo,
E anche se fosse,
Quale profondità ti potrebbe celare?
Che il Gran Signore degli Abissi,
Mio fratello, non dragherebbe,
Pur d'arginare il disperato pianto
Dell'orfano,
Cui la Nuova Madre,
Bontà Sua,
Avea rinato il Canto.
Ahi! Ti tengo,
Stretta tra le mie dita,
Diffuse e avvolgenti, finanche
Il più remoto angolo della tua vita.
Baciarti, dici?
Ma è una burletta,
Come stoppare la frana con una paletta.
Te lo mordo, invece,
Il collo,
Fino a farti male,
Fino a farti urlare,
Mia gratifica personale,
e con le unghie,
Come vomeri,
Traccio solchi,
Da un'estremità all'altra della schiena,
E rovescio zolle
E poi... come spiegare
Insomma,
La Terra, a me mi pare,
Correggimi se sbaglio,
Ancora preferisce,
Il gesto, ampio e circolare,
Vedere i semi
Compiere le loro belle traiettorie,
Magari contro sfondi di cieli autunnali,
E al tramonto,
E perchennò,
Tinti di rosso,
Prima di sentirseli planare addosso.

Come posso sfuggire al tormento,
Alla pena, alla tachicardia,
A questo desiderio furibondo di farti mia?
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Il tormento prima dell'estasi...
ciao

il 16/05/2006 alle 11:12

ho imparato nelle mia vita che gli uomini spesso sviano queste sensazioni cosi coinvolgenti compromettenti,quasi temessero i propri sensi.noi donne invece spesso ci fiondiamo nelle situazioni piu disparate quasi avendo la pretesa di poter creare aria anche dove non c'e ne....beh,,,tutto sommato forse questo e il criterio cosmico dell'equilibrio oppure la solita burla della vita.....bella la forma spiritosa e introspettiva belle le metafore di possesso che si alternano tra l'aggressività virile e la delicatezza nel timore che intimorita la musa scappi via.e le rime un po strampalate rendono leggero questa lirica che ondeggia tra il desiderio del prima e l'appagamento del dopo.very nice.....ciao vega.

il 16/05/2006 alle 11:52