Si leva nella sala una musica in sordina
tra il mio ficus benjamin e le tende increspate,
un lago nello specchio, palmizi nelle sedie,
alla parete il sole e aromi dall’Oriente.
A fare capriole il popolo dei gatti
di porcellana, gli invitati dicono
siano bene assortiti con le mie bambine
che non possono parlare né sporcare
ma sanno solo fare eterne riverenze
nei grembiuli di trina e non le ho mai
vedute incespicare che quando le spingevo
apposta con un dito impertinente.
Ho intorno un mondo perfetto e questo specchio
d’acqua che non sa riflettermi e non sostiene
i miei passi, ma può solo custodire la tempesta
per quando sarò pronta a sciogliere il velo
Ialle mie nubi, alle mie onde, se non alle mie trecce…
Aspetto, dondolando la mia culla di pioggia,
che cali il nubifragio nel mio salotto buono
e investa le mie bambole e i ninnoli e i ricordi
e strappi via questa tappezzeria.
Che si rivelino le pareti nude e gocciolanti,
si perdano nel vortice le piante e il giradischi,
e gli invitati sloggino e i gatti si accarezzino,
e inizino le danze…