PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 08/04/2006
Tutte le lettere adesso io uso,
Con parsimonia, e discrezione;
E tantissima fatica,
E sbattendo, per anni, il muso,
Ho imparato la lezione.
Ora scruto l'orizzonte,
Tiro su il labbro e il naso,
Sento che aria tira,
I recettori decodificano segnali.
L'estro non ti manca?
Allora aspettati di tutto,
Il gioco è nelle tue mani,
Solo, sappilo! Verrò giù come acqua,
E mica normale, ma sacrosanta,
All'aprirsi del più piccolo spiraglio,
Anche se, lo ammetto,
Ai cento metri preferisco gli ostacoli,
Dò il meglio di me quando mi si fa penare,
Sono un soldato di Vittorio,
Di quelli da trincea,
Di quelli che se li cercano, i pericoli,
A palmo a palmo conquisto territorio,
Ma indietro non si torna.
Piccola mia,
Scalarti vorrei come una montagna,
Di quelle sai a novanta gradi, anzi di più;
Pianto chiodi, aggancio moschettoni,
Anzi no, troppo facile,
Mi arrampico a mani nude, ginocchioni,
Come Manolo, il free climber coi super coglioni,
Sospeso a mezz'aria, appeso a un dito;
Pure, tu lesina gli appigli,
Ogni occasione cogli per farmi dubitare,
Ma con un lampo negli occhi però,
Una rughina all'angolo della bocca,
Una quasi invisibile promessa
Del destino che forse mi tocca.
Oh Diva, baciarti vorrei,
Ma solo alla fine del pellegrinaggio,
Oltrepassate tutte le catene della tua perplessità,
Navigato tutto intero l'oceano delle tue riserve,
Demolite, una dopo l'altra, tutte le tue barricate,
Solo alla fine, Cagnolina,
Solo allora verrei ad abbeverarmi alla tua fonte.
Come vedi,
L'alfabeto preferirei sgranarti
Tutto intero ma al contrario,
E lento, come in chiesa il fedele,
Preghiera dopo preghiera
Il suo rosario.
Tutto questo preferisco
Anche se il fascino di una porta aperta,
Di un calore che si fa capire,
Voglio dire, non lo nego,
Tutti i miei bei disegni farebbe miseramente fallire.
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si

il 10/04/2006 alle 11:05

Si?...

il 12/04/2006 alle 12:48

Sopra di te ho tremato di passione.
Tutta la Terra sapeva che ti stavo cercando:
Chiesi di te alla Montagna e alla Pianura,
né l'una né l'altra seppero indicarmi la direzione;
poi chiesi all'Aquila e alla Talpa,
la prima volò via, l'altra sparì sotto terra;
non sapevano nulla di te l'Albero, il Vento, il Tuono.
"Seguire me non ti porterà da nessuna parte",
disse l'Orizzonte, dopo un po' che ci stavo camminando sopra.
"E, comunque, non sei ancora pronto.
Quasi non riesci a vedere la strada sulla quale cammini,
come puoi sperare di trovarla?",
disse ancora, sorridendo della mia ingenuità.
"Se vuoi stare un po' qui, fai pure.
Mi faresti compagnia, ma perderesti solo del tempo."
Lo abbracciai, promisi che sarei tornato e subito ripartii.
Mi feci trasportare un po' dall'aria e un po' andai a piedi;
soffrii fame e sete; provai gioie e dolori;
vidi Morte e Vita passare sopra uomini e donne;
e poi, ad un certo punto cominciai a tremare.
Fu sopra di te, la notte che mi dicesti del tuo cuore,
del vuoto che i molti vi avevano scavato.
Chiusi la tua bocca con un bacio, e dissi:
"Lasciami vedere"
Toccai i tuoi seni e subito i capezzoli si inturgidirono,
Toccai il tuo sesso e subito questo tornò a infiammarsi di desiderio.
"Hai visto?" dissi.
"E questo?" dicesti tu, aprendo il petto e mostrandomi il tuo cuore
ferito.
Io ti abbracciai e i nostri cuori si fusero in uno.
Fuori pioveva, l'acqua straripava sull'ingresso dalla grondaia rotta.
"Non preoccuparti" dissi, "l'aggiusterò io, appena smette di piovere."
Tu guardasti l'Orizzonte, per la prima volta dopo anni.

il 12/04/2006 alle 12:52