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Pubblicata il 06/05/2002
Il piede sul ciglio roccioso
Al diradarsi delle brume del mattino
Re Aroldo scrutava, nervoso

Quell'orizzonte già troppo vicino
Nero di lance cavalli e stendardi
Nero e implacabile come il destino

Che avanzava, e già tardi
Lanciava il suo urlo insanguinato,
Una infernale banda di goliardi

Gli antichi ferri di cui circondato
Stava sul fronte, non eran più scudo
Contro la sporca puntualità del fato

Contro l'aria e il nemico, nudo
Come una statua di ere remote
Immobile, consunto e crudo

Ora, le forti braccia immote
Attendeva Aroldo la sua condanna
Appena arrossato sulle gote

Ma al mirare la possenza normanna
Cedé infine anche il suo estremo orgoglio
E si accese, tremante, una canna

Sotto gli occhi di una quercia e un agrifoglio
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vacco d'un cane, veh: tredici anni e tre settimane con un refuso nel titolo, nessuno nel SOLERTE stuff ci ha fatto nulla ('stuff' no, non è un refuso, è turbosatira metafonematica, che sfreccia troppo veloce per i vostri cerv

il 30/05/2015 alle 00:18

gli annisn XV e niesciuno à posto rimedio a ql refuso.........e pensare k era un refuso-refuso nn l'errorismo 2017..........

il 19/04/2017 alle 01:16