Il piede sul ciglio roccioso
Al diradarsi delle brume del mattino
Re Aroldo scrutava, nervoso
Quell'orizzonte già troppo vicino
Nero di lance cavalli e stendardi
Nero e implacabile come il destino
Che avanzava, e già tardi
Lanciava il suo urlo insanguinato,
Una infernale banda di goliardi
Gli antichi ferri di cui circondato
Stava sul fronte, non eran più scudo
Contro la sporca puntualità del fato
Contro l'aria e il nemico, nudo
Come una statua di ere remote
Immobile, consunto e crudo
Ora, le forti braccia immote
Attendeva Aroldo la sua condanna
Appena arrossato sulle gote
Ma al mirare la possenza normanna
Cedé infine anche il suo estremo orgoglio
E si accese, tremante, una canna
Sotto gli occhi di una quercia e un agrifoglio