Pochi anni
e sembrano mille
dalle rondini di carta sulle finestre della classe
parlando di Hiroshima
- suono diverso, arcano -
e una grande macchia rossa sul foglio
a far da calamita a cento paure
Cento secoli
passati a scalfire il macigno della guerra
del suo ricordo incombente
a prometterci ideali e illusioni
con l’occhio all’orizzonte
e trasalire a ogni nube
a ogni rombo lontano
Schiere
moltitudini di sapienze cantate in coro
alla pace
E noi che ci abbiamo creduto
e tante volte l’abbiamo fatto nostra
nei quaderni
nei compiti in classe
Noi che crescendo smettevamo gli ideali
e i sogni
come i calzoncini corti
e che adulti ancora
forse per pudore
ci siamo avvolti nella bandiera della pace
siamo denudati di fronte all’ultima guerra
Una raffica di vento ha spazzato
con le foglie
le rondini di carta e i calzoncini corti
e i sogni sui quaderni più cari
Il coro ha stonato
ha steccato
e s’è taciuto
Forse era insana la speranza
che i nostri castelli di sabbia reggessero
ma il mare arretrava dandoci nuove terre
e conchiglie mai viste
Quanto ci vorrà perchè torniamo a credere
che questa marea che sale
non è per sempre?
11 Febbraio 1992