Uno sguardo all'orizzonte.
E’ da anni che mi affaccio a quella finestra.
E’ da anni che appoggiando i gomiti al davanzale scorgo, gettando lo sguardo nel vuoto, le sagome di quelle cime montuose che ormai sono velate da una perenne coltre di nebbia.
E’ da anni che in quella stanza, all'alba, il sole posa i suoi primi raggi creando ombre di svariate geometrie e riscalda quelle nude e gelide pareti.
Eppure solo adesso con mia grande meraviglia, mi accorgo che li,all'orizzonte,dove un attimo prima vedevo sorgere il sole come di consueto,ora,emerge dalla folla facendo capolino con due piccoli abbaini come se fossero due occhi che fissano lo sguardo nel vuoto,un'enorme ammasso urbano.
Lo spazio intorno a noi comincia ad essere fatto quasi su misura, l'iride comincia a restringersi, il fiato diventa corto, il vuoto s’insinua in noi fino a penetrare nei pori della nostra pelle.
Non c'è tempo in cui lo spazio non abbia la libertà di esprimersi.
Non c'è spazio dove l'uomo usa il tempo per demolire la sua natura.