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Pubblicata il 03/03/2006
Puramente vitale,
l’edera attacca la vita
verticale alla cima
aggrappata al suo muro.

Sale col verde
sperando primavere,
s’inchina quel poco
che il freddo giallo invernale
disillude alla brina,
riposa un’attesa.

S’inerpicano i giorni
su comuni distanze,
s’aggrappa ai mattoni
profumati dal muschio
cio’ che della voglia rimane,
foglie attaccate al futuro
con lo stelo del desiderio.

Senza dar frutti,
sul limite appoggia
tutta la nostra stanchezza
e lo sguardo si perde
per quell’attimo incerto,
sul quel mare di verde
trafitto dai girasoli.



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Poesia interessante, ma come spesso nelle tue, l'ultima strofa è la più bella: l'immagine dell'edera diventa una metafora sulla natura umana: siamo ancorati alla terra con tutta la nostra stanchezza, costretti da regole, bisogni, responsabilità però il nostro sguardo, come l'edera che sale, volge in alto: la nostra fantasia . Un abbraccio. Marina

il 03/03/2006 alle 13:21

Non ho parole......non le ho avute per un po'...ora che le ritrovo...guarda caso sei tu la prima...e come sempre cogli tra le mie righe il significato che mi disegnavo nell'anima.....come faccio a non abbracciarti piu' forte??

il 03/03/2006 alle 13:47

La nostra cara Marina ha colto l'essenza dei tuoi versi che si arrampicano al cuore con tutta la loro forza.
Davvero bravo ad esprimere il confronto tra la natura e l'uomo, un abbraccio, mati

il 03/03/2006 alle 17:25

Ciao mati....grazie...un abbraccio anche a te
max

il 04/03/2006 alle 12:44