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Pubblicata il 31/01/2006
Lorin si guardò intorno. Era tutto bianco. Era neve. Nel bosco nebbioso tutto appariva candido come la sua veste. Nella radura in cui si trovava, una leggera brezza gelida le accarezzava i capelli. I suoi occhi azzurri come ghiaccio polare la rendevano asettica in quella sua posizione di regina dei ghiacci.Un branco di lupi aveva attirato la sua attenzione. Erano candidamente bianchi nella loro muta invernale. Si muovevano guardinghi intorno a lei, come se ne avessero paura.
Lorin non era donna. Era dea. La dea dei ghiacci. La sua figura umana traspariva nella foschia, la sua aurea spirituale la separava dal tutto come un’icona della Vergine in una chiesa di campagna. Ogni cosa pareva essere immobile. I lupi si sedettero intorno a lei, in un cerchio perfetto. Ulularono in coro. Lorin emise un piccolo gemito dalla sua bocca. Il gemito si mescolò con il fruscio degli alberi nel vento. Era diventata il respiro di quella piccola foresta. Era l’unica foresta rimasta al mondo. Una fiamma azzurra apparve sopra il suo capo e la incendiò di un vivido colore rosaceo. La fiamma cambiava colore all’apparenza umana, ma a quella animale che i lupi osservavano risultava essere perennemente blu. Blu come gli occhi del capo branco. Era l’unico a comunicare con lei, l’unico che ne aveva le doti, l’unico che aveva avuto il dono di instaurare un dialogo con lei, dialogo che non aveva fattezze umane. Era solo gioco di sguardi, una comunicazione extracorporale molto intensa e semplice. Occhi contro occhi in un apatico silenzio invernale, dove solo la gelida brezza si poteva udire. Non fui sicuro di quello che potevo osservare nascosto poco più in là, quasi immerso del tutto sotto la neve. Non credevo alla realtà che mi si poneva come dato di fatto. Tutto era reale. Solo nel momento in cui si accorsero della mia presenza svanirono. Ero ferito, sperso in quella foresta da molti giorni oramai, corroso dalla fame e dal freddo. Ma quella visione incredibile mi aveva ridato forza, la forza di poter credere nell’irrealtà umana che non è altro che quella parte della nostra mente soffocata e corrotta da tutto ciò che noi chiamiamo Civiltà. Morì in me soltanto la consapevolezza di non aver mai creduto nelle fiabe che mia madre mi leggeva quand’ero bambino, fiabe che si sarebbero rivelate, dopo tanti anni, totalmente reali.
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SUPER WOWWWWW!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

il 31/01/2006 alle 08:57

Bellissima!

il 03/10/2021 alle 21:38