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Pubblicata il 30/01/2006
avendo spinto
la flaccida nube
alla rinfusa
in un mare di arzigogolii

siedo al tavolo della contemplazione
asfissiando forme
di carattere nobile e vago

come vago può essere l'infinito
il non finito
l'indefinibile vita di silenzi
di grida inumane
nell'animo di noi tutti peccatori

ma
visto che sono qui
vinto e vincitore
vivo e lascio vivere
avendo spinto
troppo oltre
quella flaccida nube

piango e rido
ascoltando i miei silenzi,
rumorosi
turbati
dalla tentazione
raggiungendo picchi di rassegnazione
irrespirabili
andrò
munito di fango e pece
a baciare l'inferno.
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Mi piace la parte finale.

il 30/01/2006 alle 18:27