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Pubblicata il 27/01/2006
Sotto scarni squarci d’azzurro
nascondeva assopita una resa d’avorio.

La castità del silenzio
l’ha viziata,
tradita dalla stessa preghiera che
stretta giunge
a mani nude,
sulle umide labbra.

Leccai una ad una
le dita tremanti,
finche si sciolsero a terra
come piogge di nettare.

Le affogai fino al petto il pallore
del mio ventre.
Ah Bellezza!
Riconosco il grido che dissacra
i templi della sapienza,
in cieli di sangue.
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Di una sensualità inebriante!
Bellissima...
Felice giornata!

il 27/01/2006 alle 10:04

Sei bravissimo!...intrappolato come una mosca nel miele delle tue immagini!...gli ultimi tre versi sembrano ricollegarsi in qualche modo al discorso sull'innocenza!...baciuzzi
Ale

il 27/01/2006 alle 10:50