Sotto scarni squarci d’azzurro
nascondeva assopita una resa d’avorio.
La castità del silenzio
l’ha viziata,
tradita dalla stessa preghiera che
stretta giunge
a mani nude,
sulle umide labbra.
Leccai una ad una
le dita tremanti,
finche si sciolsero a terra
come piogge di nettare.
Le affogai fino al petto il pallore
del mio ventre.
Ah Bellezza!
Riconosco il grido che dissacra
i templi della sapienza,
in cieli di sangue.