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Pubblicata il 25/01/2006
Dell’appassir restiamo testimoni
come un passero increduli pariamo
che canticchia innamorato
al mattino spensierato
ma negli occhi lo sgomento puoi veder
Poi un bel giorno
destatici da un sogno
che era solo incosciente gioventù
bruscamente non siamo più germoglio
e paura annerisce il nostro frutto
parassita ingeneroso
che corrompe dal di dentro
Son caduco
come un tenero virgulto
che e’ raggiante perché questo
ancora non lo sa
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Se devo essere sincero questa non mi è piaciuta....mi sembra senza forza...a mio avviso non ha senso questo tipo di linguaggio,ovviamente sono io a non trovarcene...non ti sento dentro la poesia,tra i versi....non nel tema...ma nel modo di scrivere...non vedo i tuoi soliti colpi di coda,le tue solite frustrate di dinamiche interne al tuo pensare....alla prossima ciuz!...ciauz!

il 25/01/2006 alle 20:54

ciao !
ovviamente cio' che scrivo che poi e' frutto di quello che penso, e' sempre molto diverso.. Per quanto riguarda il modo di scriverlo invece, io al contrario a questa sono piu' affezionato di altre perche' e' la fotografia precisa, e non gia' una mentale elaborazione, di un vivido e lucido momento di consapevolezza : quando tutto a un tratto, da spettatore del declino delle cose ti accorgi di essere protagonista a tua volta del tuo stesso declino, diventi paura (almeno e' successo a me) e poi malinconico spettatore della storia che e' stata tua e adesso e' di qualcun altro.
Alla prossima, grazie del commento !

il 25/01/2006 alle 22:06