Da terra ripeto la sonata al vento
Arroccata alle zolle straniere:
Temo il segno, sbaglio l’accento
E mi accompagnano violini senza casa.
Ma il vento si gira e non risponde:
I miei lamenti reiterati annoiano.
Ingigantisce il viaggio incompiuto
Lungo il sentiero degli zingari perduti.
Madreterra lontana, ava sconosciuta,
Io non vedo la fine della strada.
Ora vorrei dormire, sulle pietre
Miliari polverose di luna.
Ora vorrei correre leggera come fossi
Neve tra i sassi che accarezza il volto
Disfacendosi tutta al calore dei miei guanti.
Ora vorrei sapere dove sono.
Stirpe pregiata non ho mai avuto
E certo avanti a me generazioni
Nomadi han viaggiato, per compìre il ciclo.
Zanzare… quelle tornano ogni Ottobre
A riprodursi contro le finestre
Bagnandosi le ali al mio vapore,
Intanto il sole consumato muore.
(Spirito inquieto vorrai mai lasciarmi
O tocca a me trovar pace stasera?
Giudicarmi puoi, ma con tenerezza,
Non guardare più le mie mancanze:
Ora vorrei piacerti, ora ch’è tardi.)
Datemi un mondo privo di radici
In cui possa trovare la mia casa.
Ricordo poco del tempo che ho passato
A tessere tra i carri e gli sciacalli.
Dicono fossi pazza: occhi di bruma,
Intenti al malocchio e alla paziente
Crudele disamina del mio vagabondare.
I miei antenati spine dentro al petto.