Quando mi si chiuderà la notte attorno resterò
immobile e ascolterò il rumore della pioggia
e non ci sarà luna a comprendere il mio pianto
e non ci sarà aria a sostenere il riso.
Tempo ne avrò allora per guardami i passi
e le direzioni prese che disegno avranno composto
per poter dipingere il passato avrò come una pazza
pazzamente corso verso il mio futuro
incerto quanto sia, fino ad allora non mi soffocare
col fiato corto sotto i muri nebbiosi di condensa
altrui, scegli pure il tuo veleno in pace che se non potrò
aver ambrosia almeno sarà pane, onesto e quotidiano
un po’ indigesto al raffinato palato d’etilista puro
ma solido e sincero tepore alle mie mani. Tempo
verrà che dovrò piangere e sputare nera caligine
verrà quel giorno e tremo non te ne approfittare
che non sarai angelo di dolore a porgere calici
di nepente per ciò che non potrò vedere né scordare
tanto alla fine ci verremo a consolare ognuno
come può....
Ognuno avvelenato ognun salvato e solo.