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Pubblicata il 13/01/2006
Lontano da me, con i tuoi buoni proponimenti, con le parole
salvifiche e furenti, con il tuo pensare in vortice
a cosa dovrei essere e perché non sono e come mai
ascolto solo i cattivi consiglieri.

Lontano da me, con il tuo sapere che viene da esperienza
annosa, con tutta la corte degli avvocati
imparruccati che pare un triste carnevale
di calvi rapaci, stridenti come punte di coltello.

Lontano da me, cuore di sughero impregnato, anima sciacquata
nel fosso dietro l’ombra dei sassi moscati, tra bestie e mangimi
in trogoli di fungo velenoso, tra notti trattenute
come lacrime e montagne immaginarie.

Resta nella sicura distanza tra la camera e i fantasmi
dentro il muro, la spinosa famigliola che m’imprigionava
nel terrore dei sogni si è scomposta in pungiglioni
che del mio sonno son guardiani e aguzzini come le molle

del materasso, resta nella memoria, imparerò.
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