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Pubblicata il 05/01/2006
(fatti realmente accaduti)
II parte

Quando toccò elegantemente terra, il ragazzo, si guardò attorno e scrutò con amore lo spazio solcato nella memoria. Ringraziò cielo con uno sguardo e, quindi, un sorriso; poi la terra, con un passo lieve che sembrava accarezzare l'erba. Ancora sorrise.
I suoi gesti erano simili ad una preghiera rituale: non poteva essere la prima volta che lo faceva.
Si avvicinò a me, sul pendio irto, senza trascinare fatica; con le ali racchiuse sulle spalle, quasi d'impaccio come un pensiero sbagliato. Mi salutò con un sorriso a metà tra felice e realizzato, o entrambe, ed io quasi non riuscii a ricambiare.
La sua presenza mi agitava e tranquillizzava allo stesso tempo e forse lui lo percepiva. Gli rivolsi domande stupide, perchè ero curioso, ma non c' era nulla da dire, e questo fu chiaro, per lui, come le emozioni che viveva limpidamente nel cielo.
Aveva sempre un mezzo sorriso, anche se non sorrideva con la bocca, lo faceva con gli occhi; quando mi chiese se volevo provare anch'io. Ma già sapeva che non ero pronto, curioso sì, ma non pronto. Cercò di rassicurarmi con semplicità, asserendo che un giorno sarà il momento e la paura resterà a terra perchè non appartiene al cielo: è della terra, dell'uomo, lui preferiva non trasportarla. Lui nella vita, come lavoro, apriva le porte del cielo ai cuori delle persone; vendeva sogni ed emozioni così reali e naturali che solo angeli , dalle bianche ali come le sue, possono; solo con loro "si può volare". Ciò mi fece ricordare un paio di libri di Bach: illusioni e gabbiano.
Lui, però, era lì, vero come un colore, solido come un sasso senza contorni. Mi fece notare che il prezzo di un volo è il prezzo di un sogno; un sogno che libera non lega, e questo veniva svenduto a meno del prezzo di un paio di jeans.
Vendeva una vacanza all'interno delle tue emozioni con formula all-inclusive, senza tasse, con slogan....Prenota da me il tuo sogno, io e cielo, lavoriamo per te tutti i giorni senza vacanze.
Lo ringraziai, ma non colsi l'occasione....per me era troppo. In seguito si allontanò, chiuse comodamente le ali, mentre io lo osservavo da lontano. Era veloce, ma senza fretta, come soffia il vento; cosicchè, presto, ebbe il tempo di sdraiarsi all'ombra di un pino, comodo ed attento nel vivere.
Non osavo avvicinarmi, ma avevo così tante cose da chiedere che mi sentivo una tinozza stracolma, che riversa da ogni parte; lui sentì il rumore dei miei interrogativi, sbattere sulla terra dura e dissolversi per paura, con il movimento di pesci fuor d'acqua. Senza voltarsi mi invitò a sedere con lui, a gustare ciò che c'è.....tramonto, montagne, fiori e cielo; rocce, aria, profumi, serenità e silenzi rotti dal vento sugli abeti, come onde sulle spiagge; confort e dignità.
Non riuscivo a goderne come lui, eppure tutto era alla mia portata, era là, la vita come lo è per tutti, ma io no riuscivo ad essa agrapparmi. Lui lo capì e suggerì di non aggrapparsi, ma di fluire con essa, come, in un fiume, l'acqua scorre, appena sfiorando i sassi dorati, senza mai attaccarsi....allora sì, sarei riuscito. E così cominciò a raccontare qualcosa di VITA.
(seguirà)
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