I
e sono alberi cenciosi a salutarmi
come fantasmi malconci
e son figure contorte
a ridosso dell’acqua e dei sassi
la mano li rifugge
l’occhio li deride
non se ne possono andare
II
stupita come può esserlo un topo
che guarda la luna
ritrovo la mia strada
nei ciottoli che un altro ha sparpagliato
così luminosi
così bianchi e rotondi
opale nella mia mano