PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 23/12/2005
Questo "scritto" è datato qualche mese fà, avrebbe dovuto segnare il mio addio definitivo allo scrivere! Voleva essere un modo per conciliare prosa e poesia, per raccontare in un respiro la mia adolescenza, raccontare la storia di un'amicizia nata e cresciuta nel dolore e persa nel tempo. Voleva essere un modo per abbandonare la penna e la carta e cercare altrove qualcosa! Per chi avrà la pazienza di leggere (mi rendo conto che è un pò lunghetta) tutto ciò che è scritto è puramente reale, nomi compresi!



Non senti il suono cupo che viene dal mare?
Gli echi delle morte stagioni
inebriano il cielo terso
e ci perdiamo, amico mio,
nell’infinito buio marino.

Le barche che ci attraversano
sono solo fantasmi di marinai defunti,
rapiti dalle onde.

L’Estate non tornerà a scaldarci
nei letti improvvisati chissà dove,
sulle rocce che ci rompevano i fianchi,
adesso viaggiamo separati, soli,
dormendo in un’auto a qualsiasi ora del giorno
senza più nemmeno rendercene conto.

Inseguendo un sogno più grande di noi,
un sogno che non ci appartiene
per la stessa legge naturale che ci ha unito
e ci ha separato.

Le musiche lo so bene, sono le stesse,
quelle di sempre, quelle stesse
che ci facevano volare nei pub più squallidi,
quelle stesse elettriche impazzite
che suonavano nei nostri timpani.

Le stesse melodie che ci suonava Matteo,
mentre abilmente rubavamo da mangiare,
cercando di mantenere soldi per pagarci l’entrata
al solito orribile rifugio d'anime perse.

Di chiedere elemosina ai nostri genitori, ricordi,
non se ne parlava, e dividevamo sigarette come spinelli,
bevevamo lunghi sorsi dalla stessa bottiglia,
dividevamo il sonno per fare la guardia
alle nostre piccole canne da pesca,
ripescate qua e là dai garage dei nostri nonni.

Le poesie scritte sulla spiaggia…
chissà quante ne avrà sepolte la sabbia,
chissà quante ne abbiamo dimenticate.

Quel qualcosa che ci unisce rimane in noi,
ci divide e ci avvicina ogni istante di più,
ti amo e ti odio per quello che mi hai fatto,
mi ami e mi odi per quello che ti ho fatto,
e non alzerai mai più la cornetta per chiedermi una birra,
non alzerò mai più la cornetta per chiederti una sigaretta,
è questa la nostra Natura!

Per quanto possa valere la tua costosissima giacca,
la tua cravatta di seta rossa (gli ideali non muoiono mai),
la mia tuta sporca di grasso,
la mia sedia personale al solito bar,
per quanto il tempo abbia cancellato le tracce,
per quanto la sabbia fredda abbia coperto le cime,
per quanto possiamo far finta di negarlo,
la Strada è l’unica legge che ci appartiene.
Non dimenticarmi amico mio,
non ti dimentico… ovunque tu sia… ovunque io sia…

Siamo sulla stessa strada, su corsie parallele,
siamo nella stessa strada, respiriamo lo stesso catrame,
siamo uniti e soli nel nostro dolore,
siamo uniti e soli come forse lo siamo sempre stati.

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Si legge la tristezza di vite spezzate, e si coglie l'intensità del verso ''uniti e soli nel nostro dolore".
Un forte pugno nello stomaco, mentre attorno tante luci sfavillano insieme, un caro pensiero, mati

il 23/12/2005 alle 12:15

oddio!!!! le emozioni che mi da questa poesia sono infinite...yadrin..non dire addio mai a niente...le cose vengono, vanno, fanno un giro strano e poi ritornano.....ti abbraccio forte forte....mare....

il 23/12/2005 alle 22:10

Grazie... grazie di cuore hai colto in pieno il messaggio! Sì, purtroppo nella vita si è sempre uniti e soli... grazie, a presto, Yad!

il 25/12/2005 alle 22:20

alcune cose no Mare, alcune cose si fermano dove sono come spiaccicate contro un muro sporco di vomito e vino... però non è mai detta... :-) io cotinuo a sperare che scenda la pioggia e pulisca quelle dannate macchie! ti abbraccio! Ciao!

il 25/12/2005 alle 22:25

Credo che certi legami non si possano spezzare, nonostante gli addii... e allora rimane una piccola speranza!
Bella davvero
A.lisa

il 29/12/2005 alle 19:06