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Pubblicata il 21/11/2005
Una ciotola di latte bianco
pezzi di pane tuffati
schizzi sul viso affamato
di un bimbo di altri tempi
e correvi
cartella in spalla
quaderno nero
a quadri rossi
un pennino spuntato
come i tuoi denti
caduti leggeri
petali stanchi a primavera
sorridevi felice
rotolando sui prati
la campanella suonava
Tra i banchi neri
chinavi lo sguardo
scaltramente evitavi
l’ occhiata severa
“chi interroghiamo?”
e sceglieva te
col moccolo al naso
rosso viso
dal freddo e vergogna
dietro la lavagna
facevi sberleffi
alla classe scomposta dalle risate
finché ti salvava di nuovo il suono
Urlando la gioia
correvi al ritorno
un fuoco acceso
una ciotola fredda
pane e latte bianco
Pomeriggi interi
al cinema andavi
la sala buia
fluivano illusioni
cow boy a cavallo
maschere nere
baci d’amore
e uscivi timido
all’ora delle streghe
dei mostri interiori
dei rapaci in volo
lampioni dondolanti
ombre moleste
forgiavano figure
inseguito da brividi
poi da lontano
la finestra accesa
e filavi veloce
fischiando audace
per non pensare
alla solitudine
alla paura
al vuoto vivere
Finalmente a casa
un fuoco acceso
una ciotola fredda
pane e latte bianco
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bella poesia pina di ricordi comuni, si legge tutta dun fiato,un epoca diversa, forse più miseria, ma con tante speranze.ciao Rosa

il 21/11/2005 alle 15:40

non si sa, c'era tanta sofferenza allora , non so risponderti ciao e grazie

il 21/11/2005 alle 17:24

si hai ragione tante speranze...grazie e ciao

il 21/11/2005 alle 17:25

Riesci ad evocare immagini di un passato che ormai sembra superato, ma credo che ci siano, ancora oggi, ragazzi che a casa non trovano nè una ciotola fredda nè un sorriso.
Un abbraccio, mati

il 25/11/2005 alle 17:06