Brivido; le lacrime che scendono o che tentano di farlo,
chiudo gli occhi per non vedere nulla di questo scempio,
chiudo gli occhi per riaprirli quando sarà il momento,
quando avrò deciso il mio tormento.
Sento questa insaziabile rovina che mi attraversa
dolcemente immensa prateria grigia;
grigia non perché vi sia mal contento, ma perché
è giusto il colore che fa al caso nostro.
L’oboe, che suona i suoi dipinti, l’orso che raccoglie
il sudore dei pesci, il magico rovo che si estingue,
i miei pensieri che gettano l’ancora in mare aperto,
il sogno e tutto quello sciabordare di gesti antichi,
il sole, le foglie che si diradano: tutto mi angustia e mi tormenta.
Avevo ciò che amavo di più e mi è stato tolto
con la forza, avevo una vita e mi è sfuggita viscida fra le mani,
avevo la gioia ma si è mutilata della sua felicità,
avevo l’amore ma ora sono rimasto decapitato da ogni
piccola e fulgida ambizione.
Avevo tutto e non mi è rimasto nulla, avevo una lacrima
ed ora non è ho più alcuna, avevo la notte ma la Luna
non voleva più risplendere e così
da solo m’appresto a bere ogni cosa
che provenga dall’Universo.