Come un clown che si prende gioco di sé
inventando capriole e salti da guitto
io gioco con le parole e mi nascondo
dietro il nero velo delle cose perdute
sopra la collina dei sogni smarriti,
dentro i singhiozzi spezzati d’un sax
spediti via fax da un amico sperduto
Non serve cercare rime aggraziate,
il sapore degli anni passati a sognare;
l’estetica del dolore è questione accademica
attendere la morte, un arte sublime
Nel costume di scena una rosa secca
ed un pezzo della bacchetta della maestra;
il clown si finge bambino, ama la luna.
Io di notte metto il vestito più bello
e pago da bere a quelli che incontro
ladri, puttane, usurai e poeti falliti,
clown intristiti dal peso degli anni.
Attendere la morte è un arte sublime.