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Pubblicata il 04/09/2005
BRACCIANTE

Alla mia terra,
dove il sudore è caduto come gocce d’argento,
in quei solchi zappati con la speranza del frutto.
In quelle zolle
i piedi sono affondati sotto il peso della mia zappa.
La schiena
è curva come la collina di questa terra amara.
Il fiatone mi accompagna offuscando i pensieri e
la voglia di liberarmi dalle fatiche.
La polvere
la respiro
assaporo la dolcezza del mio lavoro,
diméntico delle sofferenze.
All’ombra dell’ulivo
trovo riparo dal sole raggiante,
per alcuni istanti scordo le mie origini.
Avanzo lentamente nella salita
pensando che alla fine sarà discesa.
Le braccia alzate
non invocano benedizioni,
lavorano perché l’uomo si è cercato la condanna maledetta.
Dalla nuca sudata
scorre lungo la schiena una fiumara d’acqua
che impoverisce il terreno racchiuso in me.
Il mio asino è stanco di fissarmi
lo ha fatto per anni
e afferma con lo sguardo che siamo prossimi al tramonto.
La sua compagnia è migliore di altre che conosco,
sta ad ascoltare
nei suoi occhi scorgo l’affetto che cercavo
immerso in quel silenzio, spezzato da qualche raglio d’assenso.
A questa terra arida
che riversa amore colmando di frutti
quelle speranze strette nelle mani callose
che del sacrificio ha preso esempio dal Crocifisso
ad essa dedico la vita.

iride

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