ti guardi allo specchio del bagno dell'ufficio.
ti sembra di ricordare che avevi dei sogni
prima che il mondo non iniziasse a barcollare.
ti concentri sull'immagine riflessa dei tuoi occhi,
sussurri una lacrima
che non ha forza di nascere.
fragilità solide,
fragilità d'alabastro.
filtrano luce dantesca.
il turno riprende,
ma tu no.
ti culli al suono d'un ricordo asintotico,
nei riflessi d'un orgasmo,
nell'andirivieni di quelle onde
cristalline
che si infrangevano in un si minore.
ancora i tuoi occhi ventireenni,
verdi come il sangue della gioventù,
sospiri,
trattieni,
sospiri.
dilati il tuo amore
per ogni forma di vita
che raggrumandosi..
ti regala una carezza.