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Pubblicata il 16/06/2005
Liberatemi
vi prego
giurati ammutoliti
ma telepatici
assolvetemi e capitemi come non so
parlate per me
parlate con me
spiegatemi

Non e' soltanto uno
ma esiste un numero infinito
di inferni
uno per ognuno
di noi irriverenti
limitati per sola vocazione
impantanati
nei nostri terrori insensati

E il terrore si radica e cresce
tronco nero come il nulla
( paura nota
ma mai risolta )
di un albero malsano
niente da'
e tutto distrugge
Dal tuo
letti di legno
fatti per restare sotto la terra
vicino le radici

Solo ho capito
che quando mi muovo
e poco mi soffermo
le tue fronde
troppo profonde
non fermano poi cosi' tanto
lo slancio dei miei sguardi
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C'è tutta l'assurdità di un esistere,con tutte le sue complicazioni irrisolte e suoi grovigli...mi piace perchè inizi la poesia con un bisogno di liberazione di un "non so che" che rendi tangibile al lettore...è come l'ultimo urlo prima di scivolare dentro te stesso...mi piace molto,e poi la frase degli inferni sai benissimo che la condivido perfettamente....bravooooooo,ciao

il 17/06/2005 alle 12:21