Leyda, Leda per me, perché da un dio
- pur se di cigno con aspetto – amata,
sotto l'aspra scorza
ripeti il rifiuto di Dafne,
scorno di Febo e gloria dei poeti,
e nell'eroico tuo mondo,
dalla tanto diversa eternità,
Afrodite ritrovo, Era e Odisseo,
Ettore e Paride, Patroclo ed Achille,
il piè-veloce, e il tenero Astianatte,
il queto Lete e il tumido Acheronte,
che la mia fanciullezza popolarono,
e nutrirono, per farne un infelice;
negli occhi di nocciòlo ed il sorriso
lampeggia a noi lontano un mondo altro,
ovattato di miti
e casti amori carnali,
d'innocenti trasporti e Campi Elisi
e candidi agrifogli,
tramontato oramai, ma non esausto,
sì ch'ogni anno ridesta primavera.