I vecchi sanno ormai di morire.
Leggono il giornale per davvero,
nò come faccio io quando non ho nulla da fare.
Sono lì nelle corti,
o vicino al porto seduti sulle reti,
con i tavolini attorno
e le ginocchia che si toccano,
doloranti e rassegnati.
Seduti in quelle sedie impagliate
a giocare alle carte
a fare scopetta in cambio di un bicchiere di vino.
Sbuffano e bestemmiano
un Dio che non riconoscono più,
e tremanti si accendono
una sigaretta dietro a un’altra
spegnendo con soffi di saliva
non trattenuta da denti uniformi.
I vecchi sanno ormai di morire.
I bambini festosi corrono attorno ai tavoli
e li scompigliano
e li urtano,
goffi nei loro movimenti lenti.
Chiasso infernale
tra guance rosse dal tramonto,
vetri delle finestre rimandano ombre
che forse non respireranno
che una notte ancora.
Ora parlo io.
Regalo qualche cicca,
e qualche ora d’amore e di chiacchiere,
e stringo loro le mani
anche se sono tremolanti.
Loro hanno fatto noi...non scordiamolo!
Le lacrime spesso asciugate dai fazzoletti
a quadri blu,
le ossa sembrano meno rotte,
il sorriso diventa vivo
sanno con certezza un’esperienza
di vita da raccontare.
E intanto si aprono i giacinti bianchi.
Il sole tramonta.
Il vento fischia come fischiano le loro parole
tra i denti.
Le donne raccolgono i panni stesi
sul filo di corda, ormai asciutti.
I bambini stanchi rincasano.
Loro saranno i nostri "vecchi" del domani.
Alexia