Nei vicoli stretti di Stoccolma s’inoltra il ricordo
dal muro alla terra una palla rimbalza
a piedi nudi e a mani vuote
la bambina gioca
un fiore selvatico afferra i suoi capelli
Il vento spinge altalene malinconici
e il pino guarda
l’avvenire disegna luci e ombre sulle stagioni
e nel canale scivola muta la vela bianca
coppie di gabbiani volano con eleganza
profilando disegni
che rimarranno incompiuti
la bambina solitudine cade e si rialza
allungando le mani alle metafore
tra ortiche insidiose le umili viole
e le rose
ne fa un mazzo grande
e lo porta alla mamma.
OLIMPIA
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