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Pubblicata il 17/04/2005
All’arrivo in paradiso
Ero un occidentale viziata come tanta altre…
LUI mi sembrava un bambino.

I giorni passavano e l’occidente diventava
Una realtà lontana e dimenticata.
Pian piano il sole penetrava nelle mie vene
E infettava il sangue di apatica serenità
Il rum, sempre più indispensabile si faceva
Morbido miele dorato,
La musica e la danza sensualità ed evasione.

Poi LUI mi si propose,
ma io nella mia piccolissima e stupida mente
rifiutai sbigottita.

I giorni passavano e mi acclimatavo
Sempre di più in quel paradiso.
L’occidentale, colui che amavo nell’altra parte
Del mondo diventava ai miei occhi
Un estraneo disadattato.

Poi quella sera dopo l’ennesima litigata
Compare LUI che mi porta via.
Nel suo squallore scoprii la gioia,
La sua pelle morbida, liscia come more profumava
Di cioccolato, di cocco e nel buio il colore
Della sua pelle si percepiva coi sensi.
Soltanto l’incessante rumore di un vecchio
Ventilatore accompagnava il nostro amore.

Tornata nel letto di quel bungalow borghese
Pensavo a quanto avrei voluto rimanere su quel materasso bucato,
Buttato per terra, tra le braccia di quello sconosciuto che neanche
Conosceva il mio nome.
Quell’estraneo mi era più vicino di colui che
Ora dormiva al mio fianco.

Passarono altri giorni, altro rum, altri amici occidentali,
Altra musica…
Poi quella sera in lacrime, sconvolta, con la gola che bruciava
Per gli urli, il corpo dolorante LO rividi.
Mi disse che ero bellissima con quegli occhi neri
Dal trucco sbavato.
Di nuovo su quel materasso, di nuovo quei sapori,
Quegli odori, quei capelli forti, quella ferocia,
Quella dolcezza imbarazzante…
La bachata ci tenne compagnia tutta la notte.

La mattina al sorgere del sole ero triste,
nel pomeriggio sarei partita e Dio solo sa
quanto sarei voluta rimanere li per sempre,
diventare una di loro.

Ora il ricordo di quel sole, di quel caldo che ti fa
Male ma che ti fa godere nello stesso momento, di quella
Fastidiosa sabbia, di quel mare dove il cielo si specchia, di quei
Tramonti impossibili da dimenticare fanno male.

Imprigionata in una società orribile ripenso a quel breve
Assaggio di paradiso che ho avuto,
E nella mia infelicità mi consolo pensando a quanto sono stata
Fortunata a scoprire dove si possa assaggiare la felicità.
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Nei viaggi, come nei romanzi, vediamo molto piu' di noi stessi e il grigiore che ormai siamo "condannati" a vivere , capiamo quanto finalmente sia assurdo e patetico e quanto non ci appartenga .. Tu lo hai reso molto bene e in queste righe mi sono rivisto ..perche' siamo molto ma molto di piu' di quello che crediamo
Bacetti

il 18/04/2005 alle 17:47

hai davvero compreso il mio stato d'animo.. è proprio vero che nei viaggi oltre che scoprire realtà diverse scopriamo anche molto di noi stesi perchè dobbiamo relazionarci con cose e persone nuove. spesso però ci dimentichiamo che la vita è nelle nostre mani... e se il fato ci ha fatto nascere in questo grigiore non è detto che non possiamo andarcene.
bacini jeanne

il 18/04/2005 alle 19:46

hai perfettamente ragione. è prosa, non poesia, e forse una prosa molto egoista. scritta più per me che per un lettore che difficilmente potrebbe cogliere il significato. non cerco compresione, mi sento una selvaggia, una eva primitiva che non si vergogna del peccato.
grazie per il complimento del verso del ventilatore.
ciao

il 29/12/2006 alle 21:19