La voglia d'aria fresca
mi sferza la pelle,
m'esilio in vicoli, cortili
e contrade dove
gli umori mi trovano gitana
che va raccontando storie
e segreti, divinando
la donna che penetra il serpente.
Estraggo quarzi in miti
d'aurore a strati geologici
mentre i marosi tuonano
all'anca della quercia riversa:
nel piacere dell'ebbrezza panica
sbavo, senza connessione,
una tomba di parole.
E che nessuno esuma il pugnale
della dea ubriaca perchè col sangue
non si salvano i vinti.