C’è gelo nella cattedrale.
Il canto si innalza
melodioso, raggiunge
i raggi di sole
attraverso i rosoni
schizzanti colore
respinti dalle colonne
alte fino a raggiungere il cielo.
E le anime cantano
univoche
in un unico spazio
perla d’infinito.
Ma c’è gelo.
E’ la mia anima che dispersa
canta e non riesce a cantare,
anela alla luce
ma nella luce non trova requie.
Si volge a cercare
le inquiete ombre,
le facce degli angeli
scolpite nel contrasto.
E quei volti parlano,
assorti, lontani dal mondo,
lontani dal mio mondo
e dal mio ricercare inquieto,
e dai miei occhi vaganti
tra un passato, un presente
e un futuro che qui non esistono.
I grandi occhi sacri del Cristo
e dei santi
guardano lontano,
mi attraversano
come se non esistessi,
e riempiono la cattedrale
gelida.
E il canto è cessato.