Urla e si dilegua
l'ombra di mio padre,
nella mistica espansione
del vivo senso
a recidere vite esuli
in trapianto.
Ti ho amato cercandoti
nella mia idea di padre.
Ti spiavo mentre lavoravi,
come fosse l'unico posto
al quale appartenessi.
Abbiamo diviso
una mezzaluna a panino,
girando uno attorno
all'altra, in veggenza
di cosa sarebbe accaduto.
Poi cadesti, albero maestro,
bagnando l'asfalto,
per lasciar impronta
del sangue mio.
In ogni uomo t'ho sprecato,
quando lunghi coltelli
spaccavano le ossa,
quando nervi spezzati
rovesciavano il pianto
nella tua mano forgiata
a conchiglia fossile;
di patriarcale emblema
ho sognato la forza
del conflitto acerbo,
macerato in statue di gesso
ad ornare templi di silenzio.
aprile 2003