Tua fu la cagion del pianto mio,
così piansi calde lacrime di sale,
ma, tu, gretto e cinico, irridesti
quell' intenso e doloroso pianto,
eppur, fosti tu la fonte delle mie pene.
Ma, dopo anni di mia muta e penosa
sofferenza, il tempo, io nolendo,
ha portato a ricambiar l'evento.
Or, tu, nel pianto, ti angosci,
ti dimeni e ti commiseri
dando, all'altrui fare, cagion del tuo soffrir.
Oh! Come meschino ed orbo sei, ancor
non t'accorgi che: in tua natura
alberga il demone del tuo e
dell'altrui patire.
gennaio 2005
Mablù