hai preso dal mondo congedo
in modo dignitoso e discreto;
all'ultima dimora, altera,
tenendomi per mano,
ti sei fatta guidarem mentr'io
ne ivo misero e spaurito.
Breve e duro è stato il tuo ultimo viaggio,
eppur tu serena in volto, ancor
con me giocose facezie hai tessuto.
Nel tuo lungo cammino di vita
con tutti fosti fosti seria e severa,
non tolleravi i nostri futili giochi,
così ci mandavi, con duro cipiglio
al duro e proficuo studio;
a sera però, fumante e pieno
era il nostro desco e rinfrancava
la fatica dello studio del dì passato.
Allor si mangiava e ristorati,
tra noi si parlava, si progettava il futuro.
Tu guardavi, ascoltavi, annuivi,
poi di colpo alla realtà tornavi:
"Su fate presto -dicevi- a letto
che domani...domani è un altro giorno,
è ancora ed altro lavoro per poter
costruire il futuro!"
Molte e molte volte: di mio padre
mi è mancato il dire ed il suo viril fare,
ma tu, se pur consapevole, non ci badavi,
fingevi il nulla per non render più greve
l'assenza di colui che anche a te mancava.
Da adulto, in una nuova casa, con la mia famiglia,
da te lontano, con sapienza hai saputo tra noi crear
un rapporto molto speciale.
Eri gioiosa, salace, sagace nel parlare,
accattivante, leggera nel fare e così...
con me ti piaceva giocare ad indovinare:
"Sand -dicevi- và nel garage nel pancone
sotto il gradone, per te un rosso centone!
O, sul vecchio camino, nel logoro libricino
c'è un argentino pensierino".
Però poi, per non far dispiacere a color
che ti eran più vicini, sommessa e
complice dicevi: "Sand, agli altri tuoi cari no,
tutto ciò non dire, ne potrebbero soffrire!
Peccato sarebbe se...sospendevi, poi
con far leggero -beh! va ben, a presto
a presto!"
Il tuo ultimo argentino pensiero
in banca non ebbi tempo di farlo
con gli altri rossi centoni.
Or lo porto nel taschino quì sul cuore
e quando di te il ricordo mi sovviene
poso qui la mano mia e sento il calor della tua,
chiudo gli occhi e odo il tuo giocoso parlare
e così con te continuo a dialogare.
dicembre 2004
Mablù