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Pubblicata il 13/09/2004

Piantagioni di canna da zucchero
cullate da brezze marine,
capanne in sabbie vergini
baciate dall’onda di luce.

I cieli sono infiniti,
porti nella miseria
azzurri occhi di ghiaccio
non commuovono ormai nessuno.

Mille amori ti hanno crocifissa,
brucia l’incenso nelle chiese
milioni di anime inginocchiate,
fede senza età.

Spirito perchè mi trascinasti
in vicoli oscuri
dove putride carogne
respiravano nebbie?

Scoprii l’Avana in tutti i suoi colori,
donne-bambine vendevano corpi
a lupi assettati di sesso...
fumavi quel sigaro cubano profumando salotti.

Fame di pazzia m’assale
vorrei mangiare pietre
per digerir rocce di torbidi pensieri,
userei sabbia per lucidare intestini,
marciando poi su prati di veleno
in un trionfo di drammi adolescenziali.

L’aurora arde ora in tentazioni,
chiazzando fuoco e fango di vergogna,
parlano le mie gambe
che acquisiscono poteri.

Mi svesto da abiti perversi
che per anni hanno macchiato il mio corpo,
fragile...da bambina.

Sì...è l’ora dei capelli sciolti,
dei sospiri ammorbiditi,
m’incamminerò per strade del cielo
angelo portami via con te,
ora sono finalmente libera.

Sdraiata su un cayos
nella freschezza del mio amore
seguirò con lo sguardo il volo degli uccelli
la mia pelle rifletterà l’oro del sole
sobre la ola su dentellada todo.

E mi chiameranno Stella rosso corallo.

Alexia

Note: Volare via dai quartieri del sesso portando con sè donne-bambine...fango di vergogna.

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