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Pubblicata il 23/06/2004
Nelle fessure di un pensiero
caduto male,
insinuo carezze sempreverdi,
a medicare
istanti sgocciolati da sguardi
sfuggenti,
apparecchiando fiori chiari
sulla pelle,
nella trama di una nuvola
di sensi,
da risvegliare a vita nuova.

Fra le macchie d’ombra
di un sorriso,
scagliato in fretta e dimenticato
sulla maschera,
recito gli incanti della notte
senza fine,
mi tuffo nuda fra i tuoi ghiacci
di turchese,
e beve, la mia pelle, l’argento
della Luna.
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Ottima interpretazione la tua degli incanti della notte ove la luna ti fa d'avorio, qual icona alla sensualità femminile.
Camo

il 23/06/2004 alle 21:27

grazie per le tue liriche parole...
Ciao!
Cassandra

il 24/06/2004 alle 08:35