Nelle fessure di un pensiero
caduto male,
insinuo carezze sempreverdi,
a medicare
istanti sgocciolati da sguardi
sfuggenti,
apparecchiando fiori chiari
sulla pelle,
nella trama di una nuvola
di sensi,
da risvegliare a vita nuova.
Fra le macchie d’ombra
di un sorriso,
scagliato in fretta e dimenticato
sulla maschera,
recito gli incanti della notte
senza fine,
mi tuffo nuda fra i tuoi ghiacci
di turchese,
e beve, la mia pelle, l’argento
della Luna.