oh mulin di bella fiera
rivedo le vegetali corse
sugli zoccoli della metropoli,
quelle pareti bianche e le
mule gioconde, condottiere
di bambini senza piedi.
si aprivano le scuole di paglia
e le vacche ci insegnavano
a passeggiare, eravamo soli,
conifere impassibili alle stagioni,
duri come le amare leguminose
dei poveri.
ricordo,l'alba entrava
dalla finestra posandosi
sul grande specchio
che trafitto rifletteva
sul tuo viso il nuovo giorno.
poi andammo verso
tutte quelle luci che dal bosco
sembravano l'avanposto di un' altra era.
una nuova casa,amici strani
e una vecchia affittacamere
che la sera si spalmava sulla parete
per origliare le note del mio
bacino sul tuo sedere.plaff.plaff.plaff.
la vicinanza aiuta.
il rinnovo della specie continuava
sotto la finestra i gendarmi in fila
aspettavano le sirene delle fabbriche.
poi avanzavano. grida,spari,bottiglie.
tu dormivi,noi dormivamo
e adesso non c'e'piu'
niente da dire.