E' Nirvana la mia pelle
che respiri a fiati corti
nell'incenso di raso bruno
che arde sul mio seno,
si colmano gli abissi
nell'ipnosi ritmica di voci,
in litania senza parole,
all'equatore dei destini
fra parentesi di cera.
Soffia torbido il concetto,
che esprime sensi e voglie
di paradisi occulti e sogni,
accatastati su altalene
legate a corde di tulipani,
e la fame rimpolpa l'ossa
morte in grembo cinerino
a nuove vite da giocare
nell'occhio turgido del tempo.