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Pubblicata il 21/04/2004
Svegliandomi dalla lunga soporifera attesa del mattino,
alzo l’usurato stendardo del mio vecchio casato.
Calibrati riti di investitura,ormai impressi nei miei tendini,
minportano senza apparente motivo ,ad errare per i soliti ,
putrescenti deserti stanzoni ,del mio oramai rudere palazzo;
coperto da un fitto cappuccio verde,quasi a nascondersi da sentenziosi,
antichi occhi ,silenzioso respira il profumo del tempo,dolce acido
che corrode le grigie pietre,indebolendo le strutture portanti ma non importanti ,
perche' quando ormai rovina sarai,al tuo piazzo verranno giovani amanti dolcemente a tubare,
vecchi ladri ad imboscare freschi bottini,cani chent'useranno per i piu' vili motivi.
Cresceranno alberi per donare i propi frutti ai piu' affamati
e fiori per far profumatamente riposare i poveri avventori che fisso riparo ormai piu' non hanno,
ma paura anche farai nelle tetre notti rannuvolate,dove pochi raggi lunari ti colpiranno
formando spettrali ombre,spaventando i frettolosi passanti.
Sulla storia sono nato e storicamente terminero'
per poi fare parte di cio' da cui sono nato.


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