E d'incanto mi spaziento a navigare
A sentir dette ridette le parole le speranze
Lo sfogar d'acerbità ignoranti
Che s'affollano alle porte alle finestre
Mentre l'aria si raggela tutt'attorno
Raffreddando nasi e bocche ed anche mani.
Vi ci porterei un giorno
A veder del mio museo
Le soffitte impolverate sgocciolanti ragnatele
Dove strenne mal riposte si consumano nel buio
Ed aspettano la luce come un sogno mattutino.
Vi ci porterei davvero
Ma ho timor che vi perdiate
Che non sappia più trovarvi
Tra quei quadri e quegli specchi
Dove giacciono le ombre
E le voci sono appese alle pareti
Ed invero le pareti non esistono nemmeno.
Raccogliendo le mie noie
Mi allontano cautamente
Dalla luce dei lampioni
Svicolando tra rigagnoli di notte
Ed oziando scioccamente
Sulle sponde delle strade
Dove voi passate in fretta e salutate
Dove voi passate in fretta e non vi amate
Dove voi passate in fretta e mi evitate.
Tranne quello che ho con me
Niente più voglio serbare
Tranne quel che so di me
Niente più voglio sapere
Niente più di quel che sono
Mostrerò sotto i lampioni nella notte
Mentre un brivido mi sfiora
Quando mi passate accanto o mi guardate
O allungate il vostro naso ad annusare.
Ora ditemi se è giusto
Che le mani mi si freddino a tal punto
Ditemi se è giusto che non possa più gridare
Per timore di svegliare chi riposa stancamente
E s'adagia sulle musiche d'un tempo
Perpetuando ninnenanne e melodie
Come sporchi carillon arrugginiti
Cigolanti di vecchiume.
Ho scoperto cosa c'era
Dietro il drappo scuro appeso
A coprir la mia finestra su in soffitta:
Una stella che tremava dentro al nero
E una strada dalla quale troppa gente l'ammirava.