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Pubblicata il 04/01/2002

Né ho visti di assetati
venirsi a dissetar
sembrava dir la fonte
tra lo scroscio

Di ricchi e poco abbienti
di belli e sfortunati
né son così passati
che stento a ricordar

Eppur quel dì lontano
quegl’occhi di fanciullo…

lo sguardo triste a terra
un copricapo addosso

tal poco era scosso
dal venirsi a dissetar
ch’io, incuriosita
mi aprii a domandar

“Tenero fanciullo
triste dallo sguardo
non senti quella sete
di bere a questa fonte?”

Da quel piccolo cappello
spuntaron due balocchi
altro non eran gli occhi
del dolce pargoletto

“No, fonte
di bere non ho voglia
rimango sulla soglia
ad aspettar l’addio”

“Togli quel cappello
e bevi la mia acqua
sì giovane bambino”
gorgogliò la fonte

“Non posso,
ne ho vergogna

son calvo
per grave malattia
che al dono
di mia madre
mi porta a rinunciar”

Sul volto della fonte
scesero due gocce:
la prima per amore
poi, l’altra di dolore

“Non puoi figlio caro
alla vita rinunciar
ma devi tu lottar
finch’acqua ci sarà

E si dicendo
lo fece bere e bere
e in una nuvola d’amore
tutto si dissolse

Le stagioni
passarono veloci
e così tanto
che pur la fonte
qualch’anno in più
parea mostrar

Un giorno
un volto di un anziano
dalle sembianze note
venne a bere
a quella fonte

D’ acqua per lui
più non c’era
perché la vita
avea ormai vissuto

Ma quegl’occhi
la fonte riconobbe

…e ci fu un sorriso






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bella poesia dove il sentimento é cosí forte che potrebbe far specchiare molte genti. brava!.

il 04/01/2002 alle 21:33