Dal piccolo scorcio
che s'apre
tra le pagliuzze
della tua tana,
tu,
fragile esserino,
sbirci, tremante,
ad ogni fruscío,
che, alle tue orecchie,
appare come
il frastuono
d'un palazzo che crolla.
A noi uomini
non é permesso rintanarci in casa
se temiamo qualcosa;
non é permesso
vivere di gioie semplici,
come ti capita quando,
frugando tra i trucioli,
scopri d'avere
un'ultima bacca
da mangiare;
a noi non é permesso
chiudere la porta
in faccia a quello
che non va;
infine, non ci é permesso
voltare le spalle
al dolore,ma
ogni giorno in cui
apriamo gli occhi
e ci appare davanti
un'altra delusione,
dobbiamo guardarla bene,
la stampiamo nella mente
come una fotografia,
che renderá
il nostro cuore un po' piú duro...
t'invidio, cricetino,
la tua breve esistenza
é, forse, piú felice
della nostra lunga vita.