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Pubblicata il 20/09/2003


.....PARIGI.....

Ero disperato e decisi di lasciare Bruxelles, e a prendere il treno della notte per Parigi, tutto ciò era generato dal terrore di non vederla più.
Dovevo vederla, dovevo continuare a vivere...sapevo che l'avrei rivista.
Ma perchè ero così impacciato, non l'avevo organizzato io?...
Io avevo indotto Josèphine, con l'inganno a darmi il nome dell'albergo.
Ero consumato dalle forze, che andavano al di là del mio io, del mio controllo. O, ero complice di questa agognata distruzione, avevo ripreso a mangiarmi le unghie...e a mangiare dolci.
Le ruote macinavano i chilometri da Bruxelles verso l'oblio, rumorose nella notte chiara, illuminata da migliaia di stelle.
La notte fu terribile...non so quanto fumai...il finestrino sempre aperto mi aveva causato un forte mal di gola.
'' PARIGI ''...
aveva l'aspetto mattutino di un grande villaggio dove tutto e tutti hanno un compito da svolgere, un grande teatro dove tutti sanno la loro parte, e sanno dove cominciare e dove smettere di parlare.
Attratto in modo inconsueto da un piccolo caffè, mi avvicinai ad un tavolo e ordinai caffè e croissant.
La vista di Parigi era meravigliosamente bella, scorsi tra un viale e l'altro, imponente e bella la Tour Eiffel, che si ergeva nel cielo azzurro.
Poi, nella mia testa, come mappa tracciata da un simulatore di viaggio...girai tra le strade adiacenti all'Hotel.
Giurai che non avrei telefonato fino alle nove.
Ricordavo che Danielle aveva detto che avrebbe organizzato tutto lei.
Perciò, mi detti una mossa e decisi di rischiare e telefonai.
'' Madame Bourton, s'il-vous-plait. ''
'' Un moment. Ne quiittes pas. ''
La centralinista dell'Hotel mi passò la linea.
'' Pronto?...Deve andare in fondo alla strada, svolta in rue De Calles, è una traversa di rue de la Seine. ''
'' Oui, bien. Merci. ''
Ero contento, era andato tutto bene.
Tremavo per la gioia e il desiderio... In testa avevo solo lei...lei, perdutamente lei.
Pieno di stupore uscii dalla cabina telefonica e spaventai subito un passante, penso dovevo avere una brutta faccia, quasi da maniaco. Ero sudato dall'emozione, barba lunga e incolta..., non mi ero neppure lavato.
Quale fosse la causa del mio stupore e di quel sfrenato desiderio, mi sentivo tremendamente eccitato.
Oh! Il desiderio, Oh! ma che desiderio...era proprio voglia, voglia del suo corpo, voglia di lei.
Mi appoggiai al muro, grezzo spigoloso e cercai un nascondiglio alla fine di una traversa, per stringerla tra le mie braccia, forti...calde...quasi affamate anche loro di carne bollente.
Puntualissima arrivò alle nove e mezza, notai la sua testa che balenava per un attimo, tra le facce dei passanti incuriosite.
Scese dal marciapiede, con il suo fare composto e il suo ticchettio delle scarpe rosse, li sorpassò e mi corse incontro.
Danielle era bellissima, i suoi occhi risplendevano tutto il suo coraggio di vivere, non esitai e la spinsi verso il muro.
Mi gettai su di lei, avevo le braccia aperte e le gambe spalancate, perchè volevo che tutto il mio corpo si strofinasse impetuoso sul suo.
La mia bocca bagnata cominciò a mordere le sue labbra rosee, le palpebre e il viso.
Non so se volevo mangiarla o solo morderla, decisi per l'ultimo e incominciai a lambire con la lingua la sua delicata pelle, aggiustando i miei capelli, di tanto in tanto...
Ansimai:
Amore, devi essere mia...
'' Lo so, lo so '' mormorò.
Ma qualcuno, girato l'angolo passò vicino al vicoletto, il nostro vicoletto.
Stretti l'uno adosso all'altro, fingemmo un'amore platonico, ero sfortunato, e la mano di lei mi fermò tanta intrasigenza.
Con disinvoltura Danielle si aggiustò il vestito, lisciando la sottana stropicciata, e con il suo sexy sorriso, si infilò il nastro, ormai sceso, tra i lunghi capelli biondi.
'' Oh! Danielle...Danielle , perchè? ''
Alzai gli occhi e mi accorsi che stavo piangendo, piangevo di gioia, di stupore, di lei...
Adesso andiamo...amore, non fa nulla, non fa nulla...
La guardai allontanarsi tra il vicoletto stretto e ripido, e non osavo parlare, ma lei mi anticipò.
'' Ho detto a lui che dovevo fare una passeggiatina.''
'' Ma non ti ha fermato? '' '' No ! ''
'' E' un patto tra me e lui, un concordato! ''
Amore domani, forse domani, aspetterò una tua telefonata.
'' Ma uscirai? ''....'' Certamente...per te sì ! ''
Girò sui tacchi e si allontanò.
Il suo grande e armonioso sedere ondulava preso dal movimento di marcia sicura, la morbidezza dei suoi capelli, soffiava aliti biondi...
il suo profumo di '' Donna '' presente fece girare due garçons che giocavano a pallone sur la rue.
Ecco stavo già contando i minuti che erano tantissimi, quelli che mi separavano dal nuovo '' incontro ''...
E il mio sangue ribolliva espandendosi già nelle vene, il tutto...in uno scenario unico come lo è:
'' PARIGI ''...


Per il mio amico scrittore di narrativa giallo-poliziesca, un sogno a '' Parigi ''

ecco come ti avevo promesso...ciao Ros
Alexia










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Molto carino, il tuo racconto, si legge con intensità per vedere il coronamento del desiderio d'amore, che invece viene lasciato sospeso dal solito destino...
Scritto molto bene, bravissima!
Baci
Axel

il 21/09/2003 alle 19:50