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Pubblicata il 25/08/2003
Mi uccisero che ero ancora monco
Massa deforme senza sesso
Che avevo cercato scampo
Nell'angolo più remoto
Che avevo sentito il dolore più sordo
Poi
Il buio
Il nulla

Piangevo sangue e rimorso
Alle indelebili ferite
Udii la tua paura
Poi
Il silenzio
Il vuoto

E ho atteso per anni la sentenza
a testa china
Reo confessa ed assassina

Ma Natura è clemente
Più clemente di me
E del dio
E dell'uomo
E del dio-uomo
Sarò madre di nuovo

E tu rimarrai sempre
L'amore mio più grande
Nel ricordo dell'imperfetta sconosciuta
Di me stessa.


OLIMPIA
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Forse è la sofferenza che ci accompagnerà per sempre, che ci ridà la possibilità di procreare nuovamente.
Inutile dire che leggendo la prima strofa, hai dato un flash sul piccolo che viene aspirato brutalmente dal suo nido.
Ed è risorto in me l'incubo mai sepolto.

Lèggiti la mia : festa della mamma dal cielo.

Si può amare tutti i figli, incondizionatamente e perdutamente, vivi e morti per nostre mani. Il destino ha fatto la sua parte. Noi dobbiamo migliorarla.

Abbracciatona olimpia e auguri di cuore.

patrizia

il 25/08/2003 alle 16:07

Lirica intensa e bellissima.
Il "thema" fu anche quello del libro della Oriana Fallaci: Lettera a un bimbo mai nato. Fu una lettura molto interessante.
Sentimenti materni e femminili difficili da ri-vivere e solo da partecipare.
Un caro saluto
Er

il 25/08/2003 alle 18:01

Grazie a tutti per l'attenzione prestata. Questo era un argomento che volevo scrivere da tanto tempo. Nulla di personale, ma ho pensato al dramma dell'aborto e a come si potrebbe sentire di fronte ad una scelta tanto difficile.
In ogni modo, credo che bisognerebbe saper essere più clementi con se stessi e perdonarsi. Trovarsi di fronte a certe scelte credo che non sia davvero facile.

Un abbraccio!
Olimpia

il 26/08/2003 alle 11:14