Nello scroscio maledetto
di un pomeriggio immoto
s'ode lontano una campana,
triste più del cupore dell'odio,
del mesto supplizio delle carni.
Una campana muore lentamente,
col suo suono, lentamente.
Piano s'acqueta
e il malumore s'infittisce
nelle feritoie dell'animo mio.
Poi ricomincia a dolere
come un gemito
dalle braccia aperte
e il solo inorridir s'incarna
nel mio triste isolamento.
Una campana riecheggia,
bagnato ogni lamento,
ogni luce,ogni tono,
sotto la pioggia battente
d'inverno.