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Pubblicata il 25/08/2003
Nello scroscio maledetto
di un pomeriggio immoto
s'ode lontano una campana,
triste più del cupore dell'odio,
del mesto supplizio delle carni.

Una campana muore lentamente,
col suo suono, lentamente.
Piano s'acqueta
e il malumore s'infittisce
nelle feritoie dell'animo mio.

Poi ricomincia a dolere
come un gemito
dalle braccia aperte
e il solo inorridir s'incarna
nel mio triste isolamento.

Una campana riecheggia,
bagnato ogni lamento,
ogni luce,ogni tono,
sotto la pioggia battente
d'inverno.

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...quanta struggente malinconia
in quel suono che si perde

Baci
L.

il 26/08/2003 alle 00:18

Ho ritrovato questa poesia dello scorso autunno,
ho ripensato alla tristezza dello scorso autunno,
spero tanto nel prossomo autunno.
Baci
Valentina

il 26/08/2003 alle 09:00