Libellule in fuga
dagli stagni fiaveschi,
ninfee di regine di fate,
posate, riamate
dagli odorosi petali
di primavere.
La giocosa fine
alla spazialità,
che il massimo
e fiorente nascere
ricompone,
rincuora gli uomini,
agli uomini che non
gioia ne lietezza
hanno restituito
gli umili ricordi.
Folate di vento,
allocate gelate,
umide distese,
spugnosi muschi,
sottobosco tra i pini
e i faggi.
Camminar lassù,
scoprire
quanto ingenuamente
è vera,reale
dopo i passi della notte,
la paura
e l'inquetudine insieme,
nell' braccio che di stasi
rianima
le anime degli alberi.