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Pubblicata il 25/08/2003
Clandestinità

Questo nostro fioco fuoco

appeso ad un filo d’organza,

tessuto a distanza, gioco,

lieve movenza di danza

negare parole togliendo corpo alle voci

e riempire le voci di luce

gioia mista a dolore, ferita

passo furtivo nel sogno

fuggire poco convinti, tornare

e nascosti nell’ombra ardire

rabbiosa tristezza e bisogno

di non essere scoperti

sorpresi a sognarsi.



Carezza, furtiva certezza

Sostanza del mio desiderio

Abuso dove il cuore è attesa

In questa apparente fortezza

Di pietra di fango di roccia,

Caldo respiro, velluto e rifugio

Di fiore che lotta

Nella rigida notte
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L'organza è il tessuso impalpabile che riesce a farti
sentire le dita e la loro sensibilità mentre tenti di provare l'estraneità di qualcos'altro.
La clandestinità è la status in cui si sente colui che cerca di non apparire ma sente se stesso,capisce se stesso nel difetto peggiore che è nel rifiuto dell'estraneità degli altri.

il 25/08/2003 alle 10:40

Come velo su velo e di petalo in petalo.
Nascosti svelarsi.

Belle le tue parole.

Montecristo

il 25/08/2003 alle 10:45

...clandestini nell'essere, nel vivere
spesso mi sono sentito tale
il desiderio di togliere la luce
in un mondo estraneo

ciao
L.

il 25/08/2003 alle 11:03

e nella penombra intima si può anche credere che la fuga esista.

Grazie.

Montecristo

il 25/08/2003 alle 11:05

Perchè il cuore vibra meglio nell'incerto

Grazie
Ciao

Montecristo

il 25/08/2003 alle 12:53
Jul

Sei perfettamente in tema con Edmond Dantes!
Ciao, Giulia

il 26/08/2003 alle 15:37